Federazione Italiana Volo Libero Aero Club d'Italia  
         
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Federico Ennio Favero
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pierandrea Patrucco
 
 
 
 
 

 
Condividere un dono di Federico Ennio Favero

L’anno scorso non è stato uno dei migliori, meteorologicamente parlando. A differenza del 2013, in cui la pedemontana piemontese ha regalato molte giornate strepitose permettendo magnifici voli, ci siamo dovuti adattare a condizioni spesso stabili e poco gratificanti. Tuttavia, proprio questa "tranquillità", mi ha permesso di implementare una delle mie passioni: portare in volo con me dei passeggeri.

Ritengo di essere molto fortunato: ho imparato a volare!! Sono in grado di realizzare il sogno dell’uomo e, sebbene io adori volare in singolo, mi sentirei di "tradire il volo" se non condividessi questo privilegio con gli altri. Ben inteso, non lo percepisco come un dovere, ma come un modo diverso e più completo di ricevere gratificazioni.
Già solo il primo contatto (telefonico o per e-mail) con persone che desiderano provare a volare è vario ed interessante: c’è chi ha finalmente trovato il coraggio; chi riesce finalmente a superare gli impedimenti della vita; chi è semplicemente curioso oppure chi vuole regalare il sogno ad una persona cara. A volte trovo incredibile la determinazione che spinge alcune persone ad avvicinarsi al volo: una ricercatrice universitaria è partita da Pisa alle 5 di mattina in treno per venire a volare ad Ivrea, fare poco più di una planata a Dicembre, tornare a casa sempre in treno e scrivermi, appena rientrata, una riconoscente e-mail di ringraziamento all’una di notte…. Che dire?
Anche il primo incontro, prima del volo, è sempre sorprendente: arriva il tipo super sportivo munito di ogni tecnologia per documentare e condividere l’esperienza; la ragazza accompagnata da sette trepidanti amici/parenti che desiderano assistere; la donna sola, perché il marito le trasmetterebbe ansia o la coppietta, in cui uno desidera e l’altra teme (e viceversa).
Cerco sempre di godere di questi approcci "umani", ben cosciente che chi si presenta all’appuntamento per un battesimo dell’aria desidera realizzare un sogno oppure mettersi finalmente alla prova… vivere, in ogni caso, un momento importante della sua vita.
La mia esperienza si arricchisce ogni volta indagando sulle motivazioni del mio passeggero, che vanno dall’infermiere che "ma sì, dai che proviamo!!", alla neo laureata che rientra da un soggiorno di lavoro in Inghilterra e, prima ancora di tornare a casa propria, viene a volare, perché è la cosa più importante che desidera fare con i primi soldi guadagnati in vita sua…WOW!!!

Parlo molto, rispondo, racconto, rassicuro ogni mio passeggero e, anche se al terzo volo della giornata mi trovo ad essere ripetitivo quanto una guida turistica, sento che non potrei fare diversamente per trasmettergli tranquillità e passione.
Mi piace molto osservare il comportamento dei diversi soggetti in decollo, mentre io preparo l’attrezzatura: alcuni osservano il panorama e la pianura che ci attende 1000 m. sotto con ammirazione ed impazienza, altri con timore e trepidazione; qualcuno mi sommerge di domande curiose, altri mi ascoltano un pò passivamente; c’è la ragazza che si prepara al volo eseguendo una danza "Tai Chi Chuan"; il ragazzone che chiacchera e ride troppo per nascondere la tensione, ma anche molte persone che si godono l’attesa del decollo con calma e tranquillità vera.
Mi è capitato di dedicare del tempo alla madre di un sedicenne (che attendeva placidamente il momento di decollare), per tranquillizzarla su tutti gli aspetti dell’esperienza che il figliolo avrebbe affrontato da lì a poco; di passare un’ora seduto in decollo, in attesa del vento giusto, a raccontare dei voli e osservare le nubi con tre studentesse universitarie, amiche e conviventi, che si regalavano il battesimo dell’aria per festeggiare la laurea.
Ogni volo poi è un’esperienza a sé e le diverse reazioni dei passeggeri sono quasi incredibili: si va dal pensionato che canta a squarciagola per tutto il tempo, al giovanotto che vomita per 20 min. di seguito, salvo ammettere candidamente in atterraggio che la prossima volta andrà a dormire prima di volare (notte in discoteca, alcool, cappuccino e brioche, e via)… dalla manager di industria che si commuove alle lacrime per "il meraviglioso contatto con l’universo", allo sportivo estremo, che sento tremare per l’adrenalina, appoggiato al mio imbrago intanto che mi dice "sto benone, è bellissimo !!"… c’è la ragazzina di 11 anni che mi stordisce di chiacchere per oltre un’ora e la studentessa impassibile che risponde a monosillabi anche a 2700 m., giocando con le "barbule", davanti ad un panorama da sogno (salvo poi vedere nel video che ha sorriso per tutto il tempo)… il motociclista che dopo 15 min. "è stupendo, ma possiamo scendere?" (… e magari il cielo ribolle di cumuli !!!) oppure l’indemoniata che dopo un’ora e 45 di termica tosta, a 2300 m. si volta da un lato, sbocca un pò e alla domanda "scendiamo?" risponde "sei matto? giraaaaa!!!" … Potrei continuare con altri cento casi che raccontano la bellezza di una condivisione così importante, momenti di vita vera che restano nella mente e nel cuore, miei e dei miei "compagni d’ali".
In atterraggio poi c’è sempre la soddisfazione di vedere visi sorridenti e gente che saltella per la felicità, di ascoltare tentativi goffi di spiegare cosa si prova in volo oppure "quando mi fai volare di nuovo?"…"ci torno sicuramente!!"… "dimmi dove posso iscrivermi al corso di volo?".
Lo scorso Settembre una prima assoluta… è venuta una ragazza col fidanzato: un solo volo prenotato, poi in atterraggio, vedendo l’espressione felice della passeggera, il ragazzo decide di provare anche lui… dopo il secondo atterraggio lei mi si avvicina e "ma, ma io.. vorrei volare di nuovo!!… mi porti su ancora?" Potevo rifiutarmi?…
Si sono prenotati entrambi per un volo in termica la prossima Primavera!!

Resto consapevole che devo curare in modo impeccabile tutto ciò che riguarda la sicurezza dei passeggeri, a partire dalle attrezzature per finire alla loro preparazione sia pratica che psicologica; è importante anche l’eventuale documentazione dell’esperienza affinché essi possano mostrarla al mondo… ma ogni volta che volo in biposto cerco di gestire sia i tempi, che le modalità del volo in modo appropriato, perché ritengo imprescindibile e di primaria importanza soprattutto il benessere e la soddisfazione finale delle persone che si avvicinano al volo libero; cosciente del fatto che la mia stessa gratificazione sarà infinitamente più grande, grazie al contatto umano vero, al tempo trascorso insieme, alla condivisione di una così straordinaria esperienza… al far sì che queste persone possano realizzare finalmente il sogno di "staccare la propria ombra da terra".

 
           
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